sabato 24 gennaio 2026

Fraccon, Arnaldi, Soldà e gli altri: la rete di salvataggio dal Vicentino alla Svizzera

Febbraio 1944, stazione di Tirano. Il gruppo scende in fretta dal treno, dopo aver affrontato un viaggio difficile da Vicenza, fra cui un bombardamento americano su Verona. Lo compongono due famiglie, i Klein e i Landmann, più un giovane vicentinoLa famiglia Klein è austriaca, ne fanno parte Alexander, la moglie, Agnes Schiller e i figli Oscar, che ha da poco compiuto quattordici anni, e Rosa, che fra non molto ne compirà sette. Agnes è affaticata, non sta bene e per di più è in stato di gravidanza avanzata. Osserva il gruppo e il suo sguardo incontra quello di Friedrich Moses Landmann. I Landmann sono invece di Monaco, ma sono divenuti apolidi dopo che il regime nazista ha tolto loro la cittadinanza. Con lui ci sono la moglie Barbara Eckl e il figlio Walter Heinz, che pure ha da poco compiuto gli anni, sedici per la precisione. Ma anche per lui, come per Oscar, c’è stato poco da festeggiare. Da anni entrambe le famiglie sono infatti in fuga dai nazisti. Il motivo è chiaro, sono ebrei.

 

Dopo innumerevoli peripezie e vani tentativi di raggiungere paesi neutrali, tanto i Landmann quanto i Klein alla fine di settembre 1941 sono stati internati dal regime fascista in provincia di Vicenza, ad Arsiero, un piccolo paese ai piedi delle montagne sulle quali, fra il 1915 e il 1918, ha infuriato la Grande Guerra. Sono alcuni fra gli oltre seicento ebrei provenienti da tutta l’Europa centro-orientale che le autorità fasciste hanno smistato nel vicentino. Con l’entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania, nel giugno 1940, le misure contro gli ebrei si sono infatti inasprite e il duce in persona ha stabilito che gli ebrei stranieri presenti sul territorio nazionale fossero internati in appositi campi di concentramento. Tuttavia, dal momento che le strutture predisposte erano insufficienti per accoglierli tutti, il regime ha optato per il domicilio coatto in comuni dotati di edifici adatti ad accoglierli, lontano dalle infrastrutture di interesse militare e con un presidio di polizia sul territorio.   

 

Fino all’8 settembre 1943 la vita dei Landmann e dei Klein ad Arsiero è stata limitata, controllata, precaria: dovevano presentarsi ogni giorno alla locale stazione dei Carabinieri per registrare la propria presenza e, pur risiedendo in abitazioni del paese, non potevano avere contatti con la popolazione. Ma rispetto al rischio immediato di deportazione sono stati relativamente al sicuro. Hanno anche stabilito, nonostante i divieti e i controlli delle autorità, buoni rapporti con la popolazione locale, che, a parte qualche fanatico, non riesce a comprendere i motivi delle persecuzioni da cui queste persone stanno fuggendo. Cos’hanno fatto di male? Non sono in fondo persone normali, oneste famiglie come le altre? 


La situazione tuttavia precipita l’8 settembre 1943, quando l’Italia firma l’armistizio con gli Alleati e dal nord arrivano i tedeschi. Ora, con la nascita della R.S.I., gli ebrei sono in tutto e per tutto in un paese ostile, in cui nazisti e fascisti danno loro la caccia. È a questo punto che entra in gioco il giovane che li sta accompagnando: si tratta di Rinaldo Arnaldi, classe 1914, di Dueville, in provincia di Vicenza. Cresciuto in una famiglia cattolica profondamente antifascista, già ufficiale carrista, dopo l’8 settembre ha aderito senza esitazioni alla Resistenza, entrando in contatto, fra gli altri, con Torquato Fraccon


Nato nel 1887 a Pontecchio Polesine, Fraccon vive a Vicenza da molti anni, dove lavora come dirigente della Banca Cattolica del Veneto. Uomo di profonda fede cristiana, già membro del Partito Popolare, è uno degli esponenti di spicco dell’antifascismo vicentino. Nell’autunno del 1943 è tra i fondatori del C.L.N. provinciale e nei mesi successivi sarà promotore di una formazione partigiana cattolica, il batt. “Valdagno”, che opererà fra le valli dell’Agno e del Leogra e che sarà guidata dall’insigne alpinista Gino Soldà.


Ma Fraccon non si limita a costruire la Resistenza armata sulle montagne: ha infatti messo in piedi una fitta rete di salvataggio, a cui collaborano moltissime persone, che opera per consentire la fuga in Svizzera di ex prigionieri alleati, perseguitati politici ed ebrei. Proprio Soldà, come Arnaldi, è una delle guide che conduce i gruppi di fuggiaschi attraverso le montagne, fino alla salvezza. Un altro nome importante è quello di Luigi Massignan, all’epoca studente di medicina e vicecomandante del “Valdagno”, che diverrà nel dopoguerra un insigne psichiatra, collaboratore e amico del prof. Franco Basaglia.

 

Fra i viaggi condotti dallo stesso Soldà, almeno due furono per famiglie di ebrei. Un altro, descritto dallo storico valdagnese Maurizio Dal Lago nel volume Gino Soldà e il suo tempo. Un protagonista dell’alpinismo e la storia del Novecento (Cierre, 2008), vide Soldà e Arnaldi insieme per portare in salvo due ufficiali alleati, il tenente inglese James Riccomini e il tenente australiano Harold A. Peterson. Con loro era presente anche la sorella di Arnaldi, Mary, staffetta partigiana decorata di medaglia di bronzo al V.M., che raccontò allo storico l’episodio.

I viaggi per gli ebrei cessarono nella primavera del 1944, a causa dei rastrellamenti e delle deportazioni per mano nazista. Ma proseguì l’opera di protezione: molti perseguitati, singole persone e intere famiglie, furono ospitati e nascosti in tutto il Veneto, rimanendo al sicuro fino alla Liberazione.

 

Quella dei Klein e dei Landmann è una vicenda a lieto fine. Entrambe le famiglie trovarono infatti la salvezza in Svizzera e da qui presero strade diverse: i Landmann emigrarono in Inghilterra, i Klein negli Stati Uniti, dove Oscar fece strada nel mondo della musica, diventando un celebre trombettista jazz.


A questa storia è ispirato Oscar,  film del 2016 del regista vicentino Denis Dellai. Non è però che una delle tante storie che coinvolsero famiglie ebree presenti nel Veneto, in particolare in provincia di Vicenza, le quali riuscirono a salvarsi grazie alla rete messa in piedi da Fraccon assieme a tanti altri, religiosi e laici, donne e uomini giusti, storie che a partire dai primi anni Duemila sono state riscoperte e studiate e sono oggi raccontate in vario modo, a partire dagli studi di due storici del territorio, Paolo Tagini, autore del saggio Le poche cose. Gli internati ebrei nella provincia di Vicenza 1941-1945 (Cierre, 2006), e Antonio Spinelli, curatore, fra l’altro, del sito www.internamentoveneto.it, che raccoglie informazioni tanto sui perseguitati quanto su coloro che operarono per salvarli, a rischio della loro stessa vita. Purtroppo il destino non fu altrettanto generoso con Fraccon e Arnaldi, il primo arrestato e deportato col figlio Franco a Mauthausen, dove entrambi trovarono la morte, il secondo caduto in combattimento contro i tedeschi a Granezza, sull’Altipiano dei Sette Comuni, il 6 settembre 1944.

 

Torquato Fraccon e Rinaldo Arnaldi sono oggi riconosciuti Giusti fra le nazioni da Yad Vashem, l’Ente nazionale per la Memoria della Shoah di Gerusalemme. Con loro il ricordo e la riconoscenza vanno a Soldà*, a Massignan, che pure subì la deportazione a Mauthausen, e a tutte e tutti coloro che in tempi bui, a rischio della loro stessa vita, non esitarono a collaborare per nascondere e salvare le tante vite in fuga dal nazifascismo.

 

Storie a lieto fine che, se non cancellano l’onta del male perpetrato, rappresentano per noi oggi una speranza e un monito, giacché, come recita un versetto del Talmud reso celebre dal finale del film Schindler’s list«chi salva una vita, salva il mondo intero».

Articolo pubblicato su «L'AltraMontagna» il 13-01.2024


*Soldà è stato proclamato Giusto fra le Nazioni nel luglio 2025

martedì 17 giugno 2025

Ultimi articoli pubblicati su "L'AltraMontagna"

Amiche e amici lettori,

ultimamente non sono stato per nulla costante nell'aggiornare il blog, ma gli impegni di questi mesi sono stati davvero tanti. 

Vi segnalo la possibilità di leggere i miei articoli su "L'AltraMontagna": cliccate qui per poterli visualizzare. 



lunedì 27 gennaio 2025

Il lager di Bolzano-Gries - articolo per "L'AltraMontagna"

Care lettrici e cari lettori,

oggi, Giorno della Memoria 2025, su "L'AltraMontagna" è uscito un mio contributo in merito al lager di Bolzano-Gries, che pochi conoscono ma dal quale passarono migliaia di uomini e donne, molti come tappa intermedia prima di essere deportati nei lager d'Oltralpe.

L'articolo si può leggere cliccando qui.


 

domenica 15 dicembre 2024

80 anni fa la morte in combattimento di Antonio Giuriolo, il Capitan Toni dei Piccoli maestri

Giovedì 12 dicembre scorso ricorrevano gli 80 anni dalla morte del grande Antonio Giuriolo. Un mio articolo per L'AltraMontagna ne tratteggia la figura e le circostanze della morte.

    Qui il link.



domenica 18 agosto 2024

Articoli di giugno, luglio e agosto per L'AltraMontagna

 Condivido di seguito i link degli articoli scritti negli ultimi mesi per L'AltraMontagna


Monte Cimone: si scava per trovare i caduti della mina del 1916. Una scelta mossa da buone intenzioni, ma che solleva anche qualche dubbio

Qui l'articolo completo.


Alta via dei montecchiani ribelli: un sentiero che dalla pianura devastata da un "consumo fuori scala" sale nelle Terre alte fra storia, memorie e natura

Qui l'articolo completo.



A ottant’anni da due stragi nazifasciste. Quell’estate di violenza è un monito per chi sale in montagna in cerca di riposo e di pace

Qui l'articolo completo.


mercoledì 8 maggio 2024

Adunata degli Alpini a Vicenza: un'occasione per riscoprire Giuriolo, Meneghello e Rigoni Stern: articolo per "L'altraMontagna"

Vicenza ospiterà la 95esima Adunata Nazionale degli Alpini. Tra le fanfare, la festa, la memoria dei caduti e qualche inevitabile concessione alla retorica, l’Adunata potrebbe anche essere l’occasione per riscoprire tre grandi alpini vicentini, accomunati dal no al fascismo.

 Per leggere l'articolo completo, cliccate qui.

domenica 28 aprile 2024

"So di essere fra montagne amiche": articolo per "L'altramontagna"

A fine aprile 1944 un pesante rastrellamento tedesco investiva le formazioni “Giustizia e Libertà” nelle valli del cuneese: la IV banda di Nuto Revelli riusciva però a sganciarsi infliggendo gravi perdite agli attaccanti.

Qui l'articolo completo apparso su "L'altramontagna".


domenica 14 gennaio 2024

Inizio collaborazione con "L'AltraMontagna"

Care lettrici e cari lettori,

con gioia vi annuncio l'inizio della collaborazione con la rivista online "L'AltraMontagna"

Inauguro questa nuova esperienza, per la quale ringrazio l'amico Pietro Lacasella, con un articolo in cui racconto una storia poco nota ai più, quella relativa a una straordinaria rete di salvataggio che operò in Veneto durante la Shoah. 

Potete leggere l'articolo completo cliccando qui.



lunedì 1 gennaio 2024

Un augurio dal Paese silenzioso

Care lettrici e cari lettori,
dopo l'ennesimo lungo silenzio torno per porgervi il mio più caro augurio per un sereno 2024. Lo faccio recuperando dal mio primo libro, quel Paese silenzioso da cui tutto ha avuto origine, un personaggio dimenticato, a cui mi sono trovato a pensare in questi giorni, Toni Oche. Buon anno!

«Di Toni Oche quasi nessuno più si ricorda in paese. 
- Sono passati troppi anni - dice Bepi. - Pensa che è un mio ricordo giovanile…
Chi era Toni Oche? La sua è una voce che si perdeva tra le vie del paese, la notte che vedeva passare l’anno vecchio. Non fosse per Bepi che me ne ha parlato potrebbe non essere mai esistito. Eppure nel coro di voci che sento quando attraverso i vialetti coperti di ghiaia del cimitero ora c’è anche la sua. E  mi pare di sentirlo mentre canta la sua canzone.

Bonì, bon ano, bon capo dell’ano
bone feste,bone minèstre
boni capòni, boni minestroni
‘Na borsa de oro, una d’argento
Dème ‘na man, ca so’ contento!

Era povero davvero Toni Oche
Così, la notte di capodanno, passava a cantare gli auguri e a promettere una preghiera, chiedendo in cambio quel che i paesani potevano offrirgli: un pugno di nosèle (nocciole), una tazza di brodo (da consumarsi preferibilmente all’istante), o magari un uovo. Faceva il giro delle stalle, nelle quali i paesani attendevano il nuovo anno al tepore delle bestie, raccontando storie e pregando il Segnore per la buona stagione». 

Il paese silenzioso, Edizioni Biblioteca dell'Immagine, Pordenone 2012, pp. 115-116.

lunedì 16 ottobre 2023

16 ottobre 1943

Oggi ho letto nelle mie classi alcuni passi di 16 ottobre 1943 di Giacomo Debenedetti (Einaudi, 2001), un libro straordinario per ciò che racconta e per come lo racconta. Scritto poco dopo la liberazione di Roma, a guerra ancora in corso, è un testo che tutti dovrebbero leggere, scritto con un linguaggio preciso, pulito, essenziale, di incredibile potenza.

«Il caposquadra si avanza verso di loro. Ha in mano una specie di cartolina scritta a macchina, di cui legge il testo in tedesco. Quelli non capiscono altro che il tono perentorio di minaccia. Si sciolgono i pianti delle donne e dei bambini. La S. ha avuto il tempo di sbirciare che, sull’elenco dei nomi, il suo non c’è. Questo le dà coraggio: come a vendicarsi dello schiaffo, strappa di mano al tedesco la cartolina. Il testo è bilingue. È lei che lo legge ad alta voce ai vicini:

1. Insieme con la vostra famiglia e con gli altri ebrei appartenenti alla vostra casa sarete trasferiti.
2. Bisogna portare con sé:
a) viveri per almeno otto giorni;
b) tessere annonarie;
c) carta d’identità;
d) bicchieri.
3. Si può portare via:
a) valigetta con effetti e biancheria personali, coperte ecc.;
b) denari e gioielli.
4. Chiudere a chiave l’appartamento. Prendere con sé la chiave.
5. Ammalati – anche casi gravissimi – non possono per nessun motivo rimanere indietro. Infermeria si trova nel campo.
6. Venti minuti dopo la presentazione di questo biglietto, la famiglia deve essere pronta per la partenza.

Venti minuti: neppure il tempo per lamentarsi. Meno di quanto occorra per fare fagotto. I bicchieri belli è meglio lasciarli a casa. E le valigette, dove trovarne una per ciascuno? I bambini ne vogliono una tutta per loro. Non seccate! Bisogna che i tedeschi non vedano dove stavano nascosti i manhood. Gioielli non ce n’è più, tutti da un nharèl. Le parole necessarie bisogna dirsele in ebraico, come si sa e si può – in quel gergo che pare un furbesco e ha sempre fatto sospettare che gli ebrei complottino – come si fa a parlare con quei due soldati entrati in casa a sorvegliare i preparativi?» (pp. 34-36).

Qui è possibile ascoltare l'intensa lettura di Moni Ovadia per "Ad alta voce" di Radio3: https://www.raiplaysound.it/audiolibri/16ottobre1943

martedì 22 agosto 2023

martedì 18 luglio 2023

Recensione di "Come un temporale" su "èNordEst"

Ringrazio di cuore Annalisa Bruni per questa interessante recensione di Come un temporale pubblicata sul periodico online "èNordEst" il 16 giugno scorso. 

Ecco il link: èNordEst



domenica 2 luglio 2023

Recensione di Come un temporale su "Patria Indipendente"

Ringrazio di cuore il prof. Ferdinando Pappalardo, vicepresidente nazionale dell'ANPI, per l'approfondita recensione di Come un temporale pubblicata su "Patria Indipendente", periodico dell'ANPI, lo scorso 18 giugno 2023.

Ecco il link: "La scoperta dell’orrore fascista dalle piccole cose quotidiane"



sabato 29 aprile 2023

Presentazioni mese di maggio "Come un temporale"

Care lettrici e cari lettori, ecco una sintesi delle presentazioni per ora previste nel mese di maggio. Seguiranno le singole locandine. Estote parati/ae!


venerdì 28 aprile 2023

Valdagno: inaugurazione del Giardino dei Giusti

Care lettrici e cari lettori,
condivido con voi questa stupenda notizia, un evento che è stato il coronamento di oltre due anni di lavoro. Il Giardino rappresenta il coronamento dell’omonimo progetto di ricerca curato dalle classi 5CE, 5LA, 5SA, 5TA e 5TB della mia scuola, il liceo “G.G. Trissino” di Valdagno, in sinergia con l’Istituto Storico per la Resistenza e l’Età Contemporanea di Vicenza (ISTREVI), l’I.I.S. “Galileo Galilei” di Arzignano e con la collaborazione di Gariwo, la Foresta dei Giusti di Milano, e dell’Associazione “Spostiamo mari e monti” fra lo scorso e il presente anno scolastico. Il progetto del liceo ha subito trovato da subito la partecipazione da parte dell'Amministrazione comunale di Valdagno.
Il progetto ha visto allieve e allievi ricostruire le vite di cinque Giusti fra le Nazioni che operarono in provincia di Vicenza fra il 1943 e il 1945, persone che non esitarono a mettere a rischio la loro stessa vita pur di proteggere, nascondere e aiutare a fuggire gli ebrei perseguitati dal nazifascismo.

Si tratta di Torquato Fraccon, che fu tra i promotori di una rete di salvataggio di cui faceva parte anche Gino Soldà, di Rinaldo Arnaldi, di don Michele Carlotto, originario di Castelgomberto ma allora cappellano a Valli del Pasubio, dei coniugi Regina e Giovanni Bettin, padovani ma in contatto con il vicentino. A queste persone sono stati dedicati alcuni dei cedri secolari presenti nell’area antistante il cimitero individuata come sito del Giardino dall’Amministrazione comunale.

La cerimonia, durante la quale sono intervenuti la vicesindaca di Valdagno Anna Tessaro, i sindaci di Valli del Pasubio Carlo Bettanin e di Recoaro Terme Armando Cunegato, la mia dirigente scolastica, Maria Cristina Benetti, il carissimo amico prof. Antonio Spinelli dell’ISTREVI e la sig.ra Gina Cavalieri, vicepresidente della Comunità Ebraica di Padova, è stato uno dei momenti per me più importanti. A tutte e tutti coloro che hanno collaborato il mio più vivo, sincero e profondo ringraziamento. E un grazie speciale alla sig.ra Lia Sacerdoti, salvata dai coniugi Bettin, che ci ha onorato della sua presenza, dono unico e preziosissimo per noi tutti, in particolare per le nostre studentesse e i nostri studenti.

Per approfondire:



giovedì 20 aprile 2023

Come un temporale sul Giornale di Vicenza del 19/04/2023

Care lettrice e cari lettori,
condivido con gioia il bellissimo articolo che Federica Augusta Rossi, che ringrazio di cuore, ha scritto per l'uscita di Come un temporale sul "Giornale di Vicenza": con sensibilità e parole precise ha saputo cogliere l'essenza del romanzo. Grazie!



Presentazione di Come un temporale a Recoaro Terme

Questa sera, e proprio da Recoaro Terme, partirà il viaggio di Come un temporale. Un grazie sincero all'Amministrazione comunale, in particolare al Sindaco Armando Cunegato e all'Assessore alla Cultura Cristina Camposilvan, per l'ospitalità. Grazie di vivo cuore a Gianna Dalle Rive e a Luciano Zanonato, che renderanno unica la serata fra parole e musica. Vi aspettiamo!



martedì 28 marzo 2023

Come un temporale: online il primo capitolo

Care lettrici e cari lettori,

in attesa delle date delle prime presentazioni, sul sito di Ronzani Editore avete la possibilità di leggere il primo capitolo del libro. Ecco il link di Ronzani Editore.

A presto! 



sabato 11 marzo 2023

Come un temporale: uscita nuovo libro (aprile 2023)

Care lettrici e cari lettori,
con gioia vi annuncio l'uscita in libreria, prevista per il 13 aprile prossimo, del mio nuovo libro. Stavolta sarà un romanzo storico, ambientato a Recoaro Terme (VI) nel 1938. Di seguito condivido la sinossi. A breve darò le prime informazioni sulle presentazioni.

Quando nell’estate del 1938 Federico giunge alle Fonti di Recoaro per la cura delle acque, non è tanto il suo corpo quanto il suo cuore ad avere bisogno di risanarsi. Infelice e insicuro, non si attende niente di speciale da una villeggiatura con la nonna e gli zii che, per quanto affettuosi e pieni di premura nei suoi confronti, non possono sostituire una madre malata e un padre che non ha mai conosciuto.

Eppure ai piedi dei bellissimi monti della “Conca di smeraldo”, fra alberghi lussuosi, escursioni a dorso d’asino e incontri con personaggi sorprendenti, lo attende un’estate colma di stupore, l’incontro con improbabili amici e soprattutto con la Storia, il suo grottesco procedere, le sue abiezioni.

Crescere è difficile, crescere è doloroso, per Federico come per un Paese in cui la dittatura fascista sta per promulgare le leggi più infamanti della sua storia. Ma l’amicizia è la consapevolezza della possibilità di un mondo migliore. E allora, come un temporale estivo, anche un soggiorno fra le montagne può rivelarsi capace di spazzar via le nubi per far riapparire uno sprazzo di azzurro.


Editore: Ronzani Editore
I edizione: aprile 2023
Collana: VentoVeneto, 28
ISBN: 979-12-5997-093-0

Prezzo:€ 16,00
Pagine: 260

martedì 21 febbraio 2023

A Ravensbrück sui passi di Lidia Beccaria Rolfi

 «Voglio vivere per tornare, per ricordare, per mangiare, per vestirmi, per darmi il rossetto e per raccontare forte, per gridare a tutti che sulla terra esiste l’inferno»

Lidia Beccaria Rolfi, Taccuini dal lager

Nella fotografia che si trova su wikipedia Lidia Beccaria Rolfi appare sorridente, un sorriso largo, accompagnato da uno sguardo sicuro, che sostiene quello dell'osservatore. Eppure quello sguardo sembra nascondere un velo, appena percettibile, di malinconia, un non detto che interroga chi conosce la sua storia.
Lidia aveva da poco compiuto diciannove anni quando venne arrestata dai fascisti, il 23 aprile 1944. Dal dicembre precedente era staffetta partigiana e operava in provincia di Cuneo. Cresciuta in una famiglia contadina di Mondovì, nonostante l'educazione fascista che l'aveva vista entusiasta sostenitrice del regime durante la prima adolescenza, dopo l'8 settembre, entrata in contatto coi partigiani della XV brigata garibaldina "Saluzzo", aveva compiuto la sua scelta.
Consegnata alla Gestapo, dopo circa due mesi di carcere a Saluzzo e a Torino, venne deportata a Ravensbrück, un campo nazista situato nelle vicinanze di Fürstenberg, a circa 90 chilometri a nord di Berlino. Qui, fra il 1939, anno di apertura del lager, e l'aprile del 1945, furono internati decine di migliaia di prigionieri (alla Liberazione il campo era arrivato a 45.000 deportati ma si stima che le persone che in totale vi transitarono siano state circa 130.000), per la maggior parte donne (almeno 110.000 sul totale), provenienti da tutta Europa. 
Dopo mesi di vita indicibile, il 26 aprile 1945 Lidia, immatricolata con il numero 44140 e il triangolo rosso dei deportati politici, fu evacuata e condotta verso nord. Pochi giorni dopo fu liberata dai soldati sovietici. Iniziò allora un lungo periodo in attesa del ritorno a casa, a Mondovì, compiutosi solo l'1 settembre 1945. Una tregua "solo" un mese e mezzo più breve di quella di Primo Levi e che lei raccontò nel libro L'esile filo della memoria

Con il libro di Lidia nello zaino ho visitato Ravensbrück lunedì 13 gennaio 2023 con le mie studentesse e i miei studenti diciannovenni. L'età che aveva lei quando fu deportata qui. Il campo era una delle mete del progetto "Treno della Memoria", dopo aver fatto tappa a Berlino e prima di procedere verso Cracovia. 
Era una mattina grigia, gelida. E in quel grigiore il campo, avvolto dai boschi e affacciato su un lago oltre il quale si vedeva la cittadina di Fürstenberg, ci è apparso ancor più freddo e vuoto. Abbiamo seguito in silenzio la guida attraverso i luoghi più importanti, cominciando da quelli all'esterno del campo: il piazzale d'arrivo, la villetta del comandante, che viveva qui con la moglie e i figli, e quelle degli ufficiali, le palazzine per il personale femminile. Sì, perché Ravensbrück divenne anche il principale lager di addestramento per le ausiliarie che prestavano servizio ai campi in cui erano internate le donne. 

All''interno del campo, che fu poi utilizzato dai sovietici a guerra finita, non è rimasto molto: le baracche non ci sono più ma il loro perimetro è segnalato sulla ghiaia nera che copre il terreno. Restano gli edifici in pietra: la palazzina comando, che ospita il museo, le carceri, il crematorio... Resta anche il muraglione di pietra che chiude il campo in direzione di Fürstenberg, separata dal campo da un lago che d'estate sarà certo splendido ma che quella mattina non ha fatto altro che sottolineare il gelo di un luogo di sofferenza e morte. 

Conclusa la visita, con tutti gli altri gruppi di studentesse e studenti, circa cinquecento, abbiamo partecipato a una breve cerimonia di ricordo. Prima del pranzo ho ripreso in mano il libro di Lidia. Aprendolo a caso, ho trovato un'annotazione degli ultimi giorni di prigionia. Ho pensato alle e ai diciannovenni che erano con me. A loro spetta l'esile filo di questa memoria.

«Come dopo un violento temporale viene la calma e torna sereno, così anche per me, dopo la sofferenza, i tormenti, il dolore, verrà la calma, la pace e l’oblio, tornerà il sole anche per noi, avremo ancora giorni di serenità e di dolcezza lungi da questo luogo d’orrore e di pena. Di tutto non resterà che un triste, ma ormai lontano ricordo».
Lidia Beccaria Rolfi, Taccuini dal lager, in L’esile filo della memoria, Einaudi, 2021, p. 196.