martedì 21 giugno 2022

La lodola mattiniera, capolavoro da riscoprire di Romano Pascutto

«Fiorenzo portò fuori i due piccoli a vedere la terra appena arata, ancora in zolle rovesciate come grosse fette di pane scuro, che l'erpice avrebbe poi spianato per la semina. Amava i bambini, fossero suoi o degli altri. Amava la terra indipendentemente dal frutto che ne ricavava. Era felice di vivere perché amava, pensava, lavorava, lottava. Gli amici, compreso Santo, dicevano di lui che era «un poco matto»; e lui pensava che i matti erano loro perché, vivendo, non riuscivano ad afferrare tutto il gusto che aveva la vita. Certe volte stentavano a capirlo. Nemmeno lui in certi momenti aveva chiara coscienza di ciò che gli accadeva nell'intimo. Pensava che talvolta gli uomini diventavano malvagi perché smarrivano se stessi. Come il padre di Piero, Come Tonello. Voleva portarlo nella sua amministrazione. Certo, avrebbe sudato di meno e guadagnato di più; ma sarebbe stato come strappare una radice dal terreno proprio per trapiantarla in un terreno sconosciuto, dove avrebbe potuto inaridire. Un albero secco e inutile, buono per il fuoco. I due ciliegi, invece, con tanti frutti rossi sopra il tesoro nascosto.
A questi pensieri, strinse a sé i due bambini, il figlio proprio e quello di Evelina, sentendoli caldi e teneri come due pulcini. «Che importa soffrire» si disse «se questi, quando saranno grandi, non saranno costretti a rifare la nostra vita, a scappare, nascondersi, odiare, sparare, uccidere?».

Romano Pascutto,
La lodola mattiniera, in Opere complete II (a cura di Saveria Chemotti), Marsilio, Venezia 1996.

La lodola mattiniera è un capolavoro dimenticato di un autore altrettanto (ingiustamente) dimenticato o ritenuto a torto locale. Nato a San Stino di Livenza nel 1909, Pascutto fu sfollato a Firenze con la famiglia dopo la rotta di Caporetto.  
Antifascista, nel 1930 fu costretto a emigrare in Libia assieme al fratello, dove restò, come funzionario di Compagnie di Navigazione, fino al rientro coatto in Italia nel 1943. Partecipò attivamente alla Resistenza. Nel dopoguerra lavorò per la compagnia "Tirrenia" a Venezia. Iscritto al PCI, fu sindaco nel di San Stino dal 1975 al 1980. Morì a Treviso nel 1982. Fu poeta (in italiano e in veneto) e scrittore di prosa, giornalista e dirigente politico.

La lodola mattiniera è il romanzo di una generazione e di un territorio, la grande pianura trevisana, in cui la grande storia incontra le storie quotidiane delle persone. Due vite in particolare si confrontano in primo piano: da una parte Tonello, prima fattore e poi grosso proprietario terriero tutto preso dall'accumulare la sua roba, dall'altra Fiorenzo, detto Fiore, contadino che lotta per i diritti della sua gente. Fra le loro, tante altre storie di vita, in un mondo pervaso dalla fatica del vivere. 
Romano Pascutto, da https://www.sanstino.it/
La vicenda si snoda dagli anni Venti a quelli del secondo dopoguerra, in un'atmosfera da grande epopea contadina. Scorrendo le pagine del romanzo ho pensato spesso a Novecento di Bertolucci: molte situazioni avvicinano le due opere, ma l'atroce violenza del film di Bertolucci è assente nel libro di Pascutto, temperata non da vicende meno dolorose ma, oltre che dalla tipicità dell'ambientazione, da una scrittura delicata, precisa, piena di amore per la materia narrata, una scrittura limpida e onesta, che accompagna il lettore dipingendo paesaggi, vicende e personaggi di un mondo che è stato.
Trovare oggi La lodola mattiniera non è facile: il libro, edito per la prima volta per i tipi di Rebellato nel 1977, è stato ripubblicato nel 1996 da Marsilio ed è oggi piuttosto difficile da reperire. Ma, fidatevi, è un'impresa che vi ripagherà. Più ancora però pagherà la lettura di questo classico che non può mancare in chi ama la letteratura del Novecento, e quella veneta in particolare. Perché qui l'anima della letteratura veneta, fatta di amore per la propria terra, di lotta, di paesaggio e di vita vissuta, di parole e soprattutto di silenzi, emerge in tutta la sua potenza.








venerdì 3 giugno 2022

Il meraviglioso incipit di "Gente di mare" di Giovanni Comisso

Frutto di un viaggio compiuto nel 1922 a bordo di un veliero, Gente di mare è un capolavoro oggi poco conosciuto del grande scrittore veneto Giovanni Comisso. Con sguardo attento e capacità rara di penetrare il senso profondo di luoghi e persone, l'autore ci accompagna, attraverso i suoi racconti, fra le genti delle diverse sponde dell'Adriatico: vite legate al mare e alla terra, vite continuamente segnate dalla fatica di ogni nuova partenza e da ogni nuovo sospirato approdo.
Al libro, pubblicato nel 1928, fu assegnato l'anno seguente il premio Bagutta. 
Ne riporto l'incipit con la speranza di far nascere il desiderio di scoprirlo o di riscoprirlo. 

«Si arriva per prati d'acqua, dopo avere rasentato paesi costruiti come scene di teatro di altri tempi e panorami di alberi con terreni erbosi di un verde prepotente sul precipizio azzurro del mare. 
Il vaporino attracca al molo arioso e subito ci accolgono i più vivaci sorrisi accresciuti dalla luce. La città è un aspro guscio d'ostrica dove tra riflessi di madreperla la vita fermenta. Sui gradini del primo ponte, vecchi pescatori curvi e frettolosi raggiustano le reti bruciate dal salso, tenendole tese con le dita dei piedi. Più avanti ci s'accorge del temperamento isolano della gente, insistente a guardarci e a commentare sulla stoffa del nostro pastrano. Altri vecchi, puntigliosi e pettegoli, seduti su piccole sedie rattoppano una vela e tra le grosse pieghe spuntano i loro piedi con lucide ciabatte da donna. La calle rasenta il canale fitto di barche. Forti ragazzi camminano abbracciati e sorridono. Botteghe di verdura e di frutta sembrano vuotarsi sul selciato sconnesso. Tutti parlano a voce alta con la stessa intonazione come fossero a bordo dei loro velieri tra il vento che disperda i comandi. Spesso l'aria viene lacerata da grida astiose che risentono della lotta con il mare. Le donne sembrano create dopo un fortunale di scirocco che abbia allenato all'amore le braccia dei marinai: tanto ànno di ventoso nel capo e di patito nel corpo. Ma le giovinette incantano per meraviglia. Rinchiuse nelle piccole case, la noia le accende negli occhi verdastri, il collo su dalla centina delle spalle à tutto il desiderio di un mozzo che voglia scoprire la terra per primo e l'agilità a ogni mossa di vertebra non si nega, pure camminando sui duri zoccoli sbattuti per il dispetto di essere prigioniere nella città isolata. Sgusciano e sfuggono. Nell'ombra dei portici altre chinano i loro pensieri su di un lavoro di bianchi merletti come sopra alla muta apparizione del corpo amato. Sono state raccontate iniziative fantastiche di perdimento concesse in favore del ricco forestiero e siamo tentati a credere dallo sguardo penetrante e di agguato di certe vecchie nascoste dietro all'imposte socchiuse.
Seduti per terra, luridi di sole e di polvere, i bambini sono innumerevoli, quasi si pestano, sono come cuccioli che non riescano a spostarsi con le zampe non ancora congiunte da muscoli, ma dai ponti scendono e dalle barche attraccate spiccano salti i ragazzi già compatti nel corpo da arcieri. Ànno una turgidezza africana nel petto, il capo rotondo si volge libero sul collo brunito e nel camminare con i larghi piedi scalzi imitano tutta l'eleganza delle onde. I vecchi dagli occhi lustri strisciano rasente ai muri, foschi di fermento e di rabbia come per essere dovunque respinti».



domenica 29 maggio 2022

Presentazione dello Specchio delle Muse presso il DISLL di Padova: il video

 Care lettrici e cari lettori,

al link che segue è possibile vedere o rivedere la presentazione dello Specchio delle Muse avvenuta presso il DISLL dell'Università di Padova lo scorso venerdì.

Per accedere al video cliccate qui.

lunedì 23 maggio 2022

Incontri della settimana

Care lettrici e cari lettori,
altra settimana ricca di occasioni per incontrarci:


- lunedì 23 maggio, ore 17.30, presso l'antica pieve di San Bortolo ad Arzignano, terrò una lezione sui canti della Grande Guerra: da una parte le canzoni ufficiali e dall'altra i canti nati fra le persone che vissero e/o subirono il primo conflitto del Novecento. Ingresso libero nel rispetto delle norme anticovid.














- giovedì 26 maggio, ore 20.30, presso la sala conferenze del comune di Sovizzo (via Cavalieri di Vittorio Veneto): presentazione dei Monti celesti. Ingresso libero nel rispetto delle norme anticovid.













- venerdì 27 maggio, ore 17.30, presso l'aula 1 del polo Beato Pellegrino (DISLL) di Padova: presentazione della collana Destini incrociati e de Lo specchio delle Muse, nuovo libro di cui sono coautore assieme a Marta Scaccia e Paola Valente. Ingresso libero. L'evento sarà trasmesso anche sulla pagina Facebook del DISLL e si potrà seguire tramite zoom.


domenica 22 maggio 2022

Vallese-Tibet. Icona dei contadini di montagna di Maurice Chappaz

«Sono spariti. Erano le radici dei grandi alberi che erano i paesi. E i paesi cambiano faccia, costumi, frutti, persone. Così in fretta nello spazio di una vita, che c’è lo stupore di una morte sulla strada». Con queste parole si apre un piccolo gioiello di poesia e di cultura alpina: Vallese-Tibet. Icona dei contadini di montagna di Maurice Chappaz (Tararà, 2000, con testo a fronte).

Scrittore e poeta svizzero, nato nel 1916 e morto nel 2009, Chappaz è quasi sconosciuto al pubblico italiano anche a causa della scarsità di opere tradotte. Io stesso ho scoperto questo suo libro rumando a mercatini. Cresciuto nel Vallese, Chappaz in questo piccolo gioiello di poesia ci accompagna fra le pieghe di un mondo scomparso, durissimo per chi lo abitava eppure pervaso di aspra bellezza. Chappaz si sente osservatore- cantore privilegiato, e così guida anche noi, grazie al suo “essere sulla soglia”, né dentro né fuori quel mondo. Scrive: «Ho la sensazione di aver conosciuto un miracolo, e forse non avrei potuto vederlo questo miracolo se la sua scomparsa non ne facesse parte. Lo rendeva visibile e per darne testimonianza bisognava essere un passante, non del tutto dentro e gettato fuori allo stesso tempo. Come è successo a me» (pp. 39-41). E se quel mondo è finito, tuttavia, «il passato impregna il presente» (p. 19). 

Un libro da assaporare lentamente, vagando sulla pagina, senza fretta, come percorrendo un sentiero fra antiche contrade, come fa l’autore guidandoci fra le montagne della sua Svizzera come fra quelle del lontano Tibet: due mondi solo all’apparenza diversi.

Arricchisce il libro una prefazione di Mario Rigoni Stern, che si conclude con un ammonimento: «Maurice Chappaz […] con amore e tanta attenzione legge le tracce lasciate dai montanari sulla Terra, insegue i suoi ricordi e crea poesia. Da un millennio di vissuta umanità ci riporta a ridosso di un altro millennio ancora da riempire. Ma di cosa riempire, ora che l’eco delle invocazioni si perde nel vuoto della montagna e dalle città non si vedono più le stelle?». 



lunedì 9 maggio 2022

Incontri di questa settimana

Care lettrici e cari lettori,
vi invito a questi due appuntamenti.

Venerdì sera avrò l'onore e la responsabilità di raccontare un grande uomo. Persona di fede, partigiano (fu vice di Gino Soldà al comando del batt. Valdagno), aiuto per i perseguitati, deportato, insigne psichiatra ma anche marito, padre e nonno, persona retta: Luigi (Gino) Massignan.
Se è vero, come ha scritto il mistico San Giovanni della Croce, che <<alla sera della vita saremo giudicati sull'amore>>, Gino è una persona che, senza tema di retorica, ha fatto dell'amore per gli altri un scelta di vita.
Ringrazio per l'opportunità l'A.C. di Montecchio e la Comunità Pastorale.





Domenica prossima, 15 maggio, alle 17.00, dialogherò attorno ai Monti celesti presso il chiosco "Parké no!?", presso il parco di via A. Volta ad Alte Ceccato. Sarà un modo per parlare di temi a me cari e di scrittura a qualche mese dall'uscita del libro.



venerdì 6 maggio 2022

Uscita del nuovo libro Lo specchio delle Muse e prima presentazione

Care lettrici e cari lettori,
con gioia vi annuncio che sta per arrivare in libreria Lo specchio delle Muse, un libro e insieme un'appassionante avventura iniziata grazie all'entusiasmo, alla competenza e alla passione di Saveria Chemotti e di Davide Susanetti e proseguita con due co-autrici altrettanto competenti e appassionate, Marta Scaccia e Paola Valente.

Si tratta di una raccolta di racconti che rivisitano alcune coppie del mito classico: uomini, donne e divinità che hanno incrociato il loro destino e che abbiamo voluto raccontare fornendo voce anche a chi nella antiche favole rimane nell'ombra, in un confronto di voci, di vicende, di storie.

Lo presenteremo per la prima volta venerdì 27 maggio 2022, alle ore 17.30 presso l'Aula 1 del Complesso Beato Pellegrino, a Padova,  assieme agli altri titoli della collana "Destini incrociati", diretta da Saveria Chemotti.

Darò presto ulteriori informazioni.
Vi aspettiamo!