domenica 22 maggio 2022

Vallese-Tibet. Icona dei contadini di montagna di Maurice Chappaz

«Sono spariti. Erano le radici dei grandi alberi che erano i paesi. E i paesi cambiano faccia, costumi, frutti, persone. Così in fretta nello spazio di una vita, che c’è lo stupore di una morte sulla strada». Con queste parole si apre un piccolo gioiello di poesia e di cultura alpina: Vallese-Tibet. Icona dei contadini di montagna di Maurice Chappaz (Tararà, 2000, con testo a fronte).

Scrittore e poeta svizzero, nato nel 1916 e morto nel 2009, Chappaz è quasi sconosciuto al pubblico italiano anche a causa della scarsità di opere tradotte. Io stesso ho scoperto questo suo libro rumando a mercatini. Cresciuto nel Vallese, Chappaz in questo piccolo gioiello di poesia ci accompagna fra le pieghe di un mondo scomparso, durissimo per chi lo abitava eppure pervaso di aspra bellezza. Chappaz si sente osservatore- cantore privilegiato, e così guida anche noi, grazie al suo “essere sulla soglia”, né dentro né fuori quel mondo. Scrive: «Ho la sensazione di aver conosciuto un miracolo, e forse non avrei potuto vederlo questo miracolo se la sua scomparsa non ne facesse parte. Lo rendeva visibile e per darne testimonianza bisognava essere un passante, non del tutto dentro e gettato fuori allo stesso tempo. Come è successo a me» (pp. 39-41). E se quel mondo è finito, tuttavia, «il passato impregna il presente» (p. 19). 

Un libro da assaporare lentamente, vagando sulla pagina, senza fretta, come percorrendo un sentiero fra antiche contrade, come fa l’autore guidandoci fra le montagne della sua Svizzera come fra quelle del lontano Tibet: due mondi solo all’apparenza diversi.

Arricchisce il libro una prefazione di Mario Rigoni Stern, che si conclude con un ammonimento: «Maurice Chappaz […] con amore e tanta attenzione legge le tracce lasciate dai montanari sulla Terra, insegue i suoi ricordi e crea poesia. Da un millennio di vissuta umanità ci riporta a ridosso di un altro millennio ancora da riempire. Ma di cosa riempire, ora che l’eco delle invocazioni si perde nel vuoto della montagna e dalle città non si vedono più le stelle?». 



lunedì 9 maggio 2022

Incontri di questa settimana

Care lettrici e cari lettori,
vi invito a questi due appuntamenti.

Venerdì sera avrò l'onore e la responsabilità di raccontare un grande uomo. Persona di fede, partigiano (fu vice di Gino Soldà al comando del batt. Valdagno), aiuto per i perseguitati, deportato, insigne psichiatra ma anche marito, padre e nonno, persona retta: Luigi (Gino) Massignan.
Se è vero, come ha scritto il mistico San Giovanni della Croce, che <<alla sera della vita saremo giudicati sull'amore>>, Gino è una persona che, senza tema di retorica, ha fatto dell'amore per gli altri un scelta di vita.
Ringrazio per l'opportunità l'A.C. di Montecchio e la Comunità Pastorale.





Domenica prossima, 15 maggio, alle 17.00, dialogherò attorno ai Monti celesti presso il chiosco "Parké no!?", presso il parco di via A. Volta ad Alte Ceccato. Sarà un modo per parlare di temi a me cari e di scrittura a qualche mese dall'uscita del libro.



venerdì 6 maggio 2022

Uscita del nuovo libro Lo specchio delle Muse e prima presentazione

Care lettrici e cari lettori,
con gioia vi annuncio che sta per arrivare in libreria Lo specchio delle Muse, un libro e insieme un'appassionante avventura iniziata grazie all'entusiasmo, alla competenza e alla passione di Saveria Chemotti e di Davide Susanetti e proseguita con due co-autrici altrettanto competenti e appassionate, Marta Scaccia e Paola Valente.

Si tratta di una raccolta di racconti che rivisitano alcune coppie del mito classico: uomini, donne e divinità che hanno incrociato il loro destino e che abbiamo voluto raccontare fornendo voce anche a chi nella antiche favole rimane nell'ombra, in un confronto di voci, di vicende, di storie.

Lo presenteremo per la prima volta venerdì 27 maggio 2022, alle ore 17.30 presso l'Aula 1 del Complesso Beato Pellegrino, a Padova,  assieme agli altri titoli della collana "Destini incrociati", diretta da Saveria Chemotti.

Darò presto ulteriori informazioni.
Vi aspettiamo!

sabato 30 aprile 2022

La cultura secondo Toni Giuriolo

Il testo che condivido di seguito è tratto dalle carte di Antonio Giuriolo (1912-1944), intellettuale antifascista vicentino, esponente del Partito d'Azione, comandante partigiano, caduto a Lizzano in Belvedere il 12 dicembre 1944, medaglia d'oro al valor militare.

Giuriolo a Tremosine sul Garda nel 1938.

«Il mondo è tutto travagliato dalle scosse di una crisi violenta; è una tempesta che non investe solo le vecchie istituzioni politiche e sociali, i rapporti internazionali e intercontinentali ma anche i costumi, le idee, le fedi e le tradizioni. La guerra se dall'esterno appare prima di tutto la febbre che brucia nel corpo malato della nostra civiltà, è sostanzialmente, guardata nell'intimo, l'espressione esasperata di un complesso dissidio morale e spirituale. Sembra che tutte le contraddizioni che si sono venute man mano accumulando nella storia dell'ultimo secolo si siano sviluppate in un modo sempre più inestricabile; perciò c'è ora bisogno della spada per tagliarlo; e i carri armati e le divisioni aeree sono il simbolo modernissimo di questa tragica fatalità a cui gli uomini sono ancora sottoposti, di dover straziare la carne viva per ricomporre gli squilibri profondi dello spirito. Di questa crisi veramente totalitaria la prima a soffrirne è la cultura; anzi si potrebbe dire che l'intimo disorientamento che ora la travaglia sia di questa crisi uno dei sintomi più gravi e più preoccupanti. Ed è naturale che sia così. La cultura non è un ornamento lussuoso e superfluo della vita; ma una sostanziale necessità: sorge da essa, perché in essa ritrova l'impulso a creare i suoi valori universali ma in essa poi questi valori fa rifluire, essa è la voce con cui la vita si esprime; l'anima con cui la vita prende coscienza di se stessa; lo spirito che rielabora e rinnova i motivi, gli ideali che servono di direttive alla vita, La cultura perciò sorge come un’esigenza vitale dalla vita stessa; ma con la vita non si confonde: crea valori spirituali che poi rifluiscono nella vita per fecondarla e dirigerla; ma in questa attività non si esaurisce tutta. Si cala continuamente nel gorgo della vita per poi elevarsi continuamente su di essa: come Anteo, ha bisogno di riprender forza dalla terra madre ma da questa se ne distacca per una sua ben definita funzione. La storia è appunto il continuo scomporsi e ricomporsi di questi squilibri che si aprono fra la cultura e la vita; e il ripresentarsi sotto nuove forme, di questo travaglio fondamentale che sempre più s'approfondisce».

Testo riportato in R. Camurri, Pensare la libertà. I quaderni di Antonio Giuriolo, Marsilio, Venezia 2016. pp. 483-484.

venerdì 29 aprile 2022

Lezioni ad Arzignano

 Care lettrici e cari lettori,

ad Arzignano (Vi) organizzano questa bella serie di incontri cui ho l'onore di partecipare. 



martedì 19 aprile 2022

Prossimi appuntamenti (fine aprile 2022)


Care lettrici, cari lettori, 
si preparano tempi di incontri. Ecco quelli di questa settimana:



- giovedì 21 aprile p.v. presenterò I monti celesti a Muzzolon, in dialogo con l'amico Paolo Baruffa;
















- venerdì 22 aprile p.v. dialogherò con l'amico Giuseppe Mendicino sul suo ultimo libro, Mario Rigoni Stern. Un ritratto (Laterza, 2021);

















- domenica 24 aprile p.v. sarò ospite della comunità di Castel Condino (Tn) per parlare di Primo Levi, dei suoi libri, della sua testimonianza.


mercoledì 2 marzo 2022

Forse, se dipendesse dall'uomo...

Fiore di mandorlo a Santurbàn (01.03.2022)
Forse, se dipendesse dall’uomo,

la Primavera non sarebbe più:

qualcuno, certo, la recinterebbe,

qualcun altro ne farebbe un’impresa;

qualcuno presto la inquinerebbe,

qualcuno forse la lottizzerebbe;

qualcuno ci pianterebbe sopra

un simboletto o una bandiera,

qualcun altro li toglierebbe subito

per mettercene altri, di diverso colore;

qualcuno la venderebbe a peso


qualcun altro all’ingrosso;

qualcuno la invaderebbe,

qualcun altro la bombarderebbe;

qualcuno la farebbe saltare in aria

per far rabbia a tutti gli altri;

qualcuno la farebbe affondare

perché non sia di nessun altro

se non può essere solo sua.

Per fortuna la Primavera esiste,

e non domanda che pace e silenzio,

un prato verde e un cielo blu

sotto cui fiorire.